
Macerata, Arena Sferisterio, 19 luglio 2014
Una Tosca, quella pensata da Franco Ripa di Meana, per così dire immortale o meglio una Tosca che incarna valori, passioni, stati d’animo immortali, trasversali ad ogni epoca. All’interno di un allestimento tutto sommato di stampo tradizionale il regista ha pensato, infatti, di ambientare il primo atto alla fine del Settecento, il secondo agli inizi del Novecento, il terzo in epoca fascista con un finale che piomba nel bel mezzo della Roma contemporanea. Pochi di norma gli arredi in scena, ma sufficienti a creare le varie ambientazioni; sul muro di fondo dello Sferisterio è collocato un enorme righello che funge da linea del tempo lungo il quale, in posizioni sempre progressive, vengono via via posizionati fondali di tela con impresse rispettivamente una immagine del Colosseo attribuibile a un vedutista settecentesco, una stilizzazione di parte dell’altare della patria, una vecchia foto in bianco e nero della zona di Castel Sant’Angelo. Sulla destra del palcoscenico due pini mediterranei fungono da collegamento fra tutti e tre gli atti, nel primo compaiono poi, oltre ad un vessillo rivoluzionario, una serie di banchi da chiesa, la statua di una Madonna, ma non il classico cavalletto del pittore, nel secondo un pianoforte, un divano e una poltroncina, scena spoglia infine nel terzo. Discutibili alcune scelte registiche come quella di pensare a una serie di lente processioni che durante il primo atto si aggirano per tutto il palcoscenico e parte dell’arena, o come quella di far eseguire a Tosca la cantata del secondo atto da uno dei palchi laterali così da far arrivare la voce in modo troppo diretto, senza consentire un adeguato amalgama con le altre del coro, posizionato invece a sua volta come di norma dietro la scena. Più efficaci, anche se forse oggettivamente disturbanti, nel terzo atto i rastrellamenti operati da alcune camice nere fra le file della platea, coadiuvate nella loro ricerca da fari che illuminano via via i vari settori del pubblico. Scarpia viene ucciso con la pistola da una Tosca appena ammanettata dal suo “carnefice” in previsione di un imminente pesante gioco sessuale di stampo sadomasochistico, una Tosca che sul finale, per parte sua, sembra invece non morire, ma che, dopo il celebre “Scarpia, avanti a Dio!”, viene travolta da una folla di gente, mentre sul fondale del palcoscenico viene srotolata un’immagine della Roma contemporanea, recante la data 19 luglio 2014 e ripresa dalla cima di Castel Sant’Angelo. Adeguati i costumi, pensati da Silvia Aymonino, che si presentano in linea con i vari tempi dell’azione, con l’unica costante di quello di Tosca che indossa sempre un semplice ma elegante abito blu da sera di fattura contemporanea.

Nel ruolo del titolo Susanna Branchini che, a parte qualche asprezza di fondo rilevabile nel timbro di voce, si mostra sicura nel delineare una figura di donna volitiva e un po’ dura; l’acuto è solido, l’emissione ben controllata. Qualche difficoltà nel registro superiore, invece, per il Cavaradossi di Luciano Ganci che evidenzia comunque di possedere uno strumento generoso dal colore tutt’altro che spiacevole. Piuttosto rozzo e soprattutto non dotato di quella mellifluità insinuante insita nel personaggio lo Scarpia di Marco Vratogna del quale è apprezzabile il fraseggio, ma non certo la capacità di calarsi totalmente nel ruolo. Apprezzabili il sagrestano di Roberto Abbondanza e l’Angelotti di Massimiliano Catellani. Con loro Silvano Paolillo (Spoletta), Giacomo Medici (Sciarrone), Franco Di Girolamo (un carceriere), Ilaria Frenquelli (un pastorello). Buona la prova del Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”.

Sul podio a dirigere l’Orchestra Regionale delle Marche Eun Sun Kim che stacca tempi molto distesi non facilitando da un lato i cantanti (come nel caso del “Vissi d’arte”) e non evidenziando dall’altro quei passaggi della partitura di particolare vigore e intensità così caratteristici della drammaticità pucciniana.

Sul finale pubblico prodigo di applausi per tutto il cast, ma con evidenti manifestazioni di dissenso per la regia e la parte tecnica.

Floria Tosca Susanna Branchini
Mario Cavaradossi Luciano Ganci
Il barone Scarpia Marco Vratogna
Cesare Angelotti Massimiliano Catellani
Il sagrestano Roberto Abbondanza
Spoletta Silvano Paolillo
Sciarrone Giacomo Medici
Un carceriere Franco Di Girolamo
Un pastorello Ilaria Frenquelli
Direzione Eun Sun Kim
Regia Franco Ripa di Meana
Scene Edoardo Sanchi
Costumi Silvia Aymonino
Luci Fabio Berettin
Maestro del coro Carlo Morganti
Maestro del coro voci bianche Gian Luca Paolucci
Fondazione Orchestra Regionale delle Marche
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Coro di voci bianche Pueri Cantores “D. Zamberletti”
Complesso di palcoscenico Banda “Salvadei”
Simone Manfredini
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